Umanizzare i cani è sbagliato? Forse no..

Uno spunto di riflessione divisivo (tra ‘chi si’ e chi no’) ce lo serve su un piatto d’argento il recente studio scientifico svoltosi presso l’Università di Linköping (Svezia) da due ricercatori che rispondo al nome di Brian Hare e Vanessa Woods. In base ai risultati degli studi svolti i due scienziati hanno concluso che la popolazione canina sta vivendo quella che definiscono come la ‘terza fase di trasformazione‘.

Quindi la prima, con l’avvicinamento e l’addomesticamento dei lupi da parte dell’ uomo in tempi primitivi, la seconda, quando più ‘recentemente’ (rivoluzione agricola e industriale) sono stati allevati e incrociati in base a specifiche caratteristiche a vantaggio delle necessità umane (caccia, pastorizia e, purtroppo, anche combattimento) e la terza, quella contemporanea, che li vede diventare letteralmente ‘parte della famiglia‘, esattamente come un figlio o un fratello a cui ci lega un affetto naturale e profondo.

Secondo i due ricercatori il rapporto uomo–cane attuale (l’accoglienza come veri e propri famigliari, in poche parole) sta modificando le caratteristiche dei nostri amici a quattro zampe non soltanto dal punto di vista comportamentale ma anche da quello prettamente biologico, a livello del Dna. La nuova vicinanza affettiva sta producendo, nei nostri amici pelosi, un aumento dei livelli di ossitocina, ormone fondamentale quando si tratta dello sviluppo di legami affettivi e, più in generale, di legami sociali.

Ecco dunque il senso del titolo di questo post, appositamente provocatorio. Potrebbe davvero non essere completamente sbagliato assecondare questa modificazione comportamentale, ormai scientificamente appurata, insistendo nell’umanizzare i nostri amici a quattro zampe? O dovremmo fare un passo indietro per tornare alle origini? Se davvero alcune specie canine (i test sono stati eseguiti su un gruppo di 60 Golden Retriever) si sono geneticamente trasformate per ‘starci vicino‘ non risulterebbe una dolorosa forzatura remare in senso contrario? In fondo sempre di evoluzione si tratta. Per quella che è la mia personalissima (e tutt’altro che scientifica, sia ben chiaro) opinione, la verità sta nel mezzo, al solito. Forse l’ atteggiamento migliore, in merito alla delicatissima questione, sta nel concetto di ‘buon senso’, non lo pensate anche voi?

cani e umani